
Se c’è un personaggio da cui cominciare questo blog, non può che essere Kira.
È lei la protagonista dei miei libri e anche il motivo per cui molte di queste storie hanno cominciato a prendere forma.
Kira è una bulldog francese dal pelo blu, con le orecchie sempre dritte e una curiosità che non conosce pause. Vuole sapere chi entra in casa, cosa c’è dentro una busta appena appoggiata sul tavolo, da dove arriva un rumore e perché qualcuno si è permesso di passare davanti alla porta senza prima presentarsi.
Su alcune cose, invece, non ha bisogno di fare indagini.
I biscotti, per esempio.
Quelli li riconosce immediatamente.
Poi ci sono i piccioni.
Con loro la faccenda è più complicata. Kira continua a essere convinta di poterli prendere e gli anni non sembrano aver intaccato questa certezza. Li osserva, aspetta, calcola il momento e parte.
Il piccione vola via.
Lei lo guarda.
Alla prima occasione ci riprova.
Non ne ha mai preso uno.
Probabilmente è anche questo che rende la questione ancora aperta.
Gran parte di ciò che mi ha fatto venire voglia di scrivere di lei nasce proprio da momenti del genere. Non servono necessariamente grandi avvenimenti. Kira riesce a dare importanza a cose che per noi durerebbero pochi secondi.
Il balcone quando arriva il sole. Una passeggiata. Qualcuno che viene a trovarci. Un odore nuovo. Una carezza. Il sospetto che da qualche parte ci sia qualcosa da mangiare.
Stare con un cane significa anche abituarsi a essere osservati da un punto di vista completamente diverso dal nostro. Kira conosce le persone attraverso gesti, voci, abitudini e odori. E naturalmente si fa una sua idea su tutto.
Non è detto che quell’idea coincida con la nostra.
È proprio da questo modo di guardare le cose che è nato Kira e il sole delle mattine.
Nel libro è Kira a raccontare. Le persone, la casa, gli amici, i piccioni e le piccole vicende quotidiane passano attraverso il suo modo di interpretarli. Alcune cose le capisce benissimo. Su altre arriva a conclusioni tutte sue.
Kira e il tempo dei ricordi guarda invece a ciò che il tempo lascia dietro di sé. Ci sono episodi vissuti, luoghi, persone e momenti che tornano alla memoria. Kira resta al centro della storia, ma il ricordo permette di guardare quelle esperienze da una prospettiva diversa.
Scrivere questi due libri mi ha fatto capire che potevo raccontarla in molti modi.
Così, dopo averla lasciata muovere in un mondo vicino alla nostra vita quotidiana, ho deciso di mandarla in un posto nel quale le normali regole di casa non sarebbero servite a molto.

Dopo i primi due libri avevo ancora voglia di raccontare Kira, ma in storie molto diverse.
È da qui che nasce la parte della serie dedicata soprattutto ai bambini e ai ragazzi.
Sulle copertine Kira cambia aspetto e diventa un personaggio cartoon, mentre nei libri continua a essere raccontata attraverso le parole. Non ci sono pagine illustrate: cambia il tipo di avventura e cambia il modo in cui il suo mondo viene rappresentato all’esterno.
La cosa più importante, per me, era che dietro quella nuova veste si riconoscesse sempre lei.
La Kira che entra in queste storie ha lo stesso carattere di quella che conosco ogni giorno. È curiosa, testarda, affettuosa e molto attenta a tutto ciò che succede intorno a lei. Quando qualcosa non la convince, deve controllare. E quando si mette in testa una cosa, farle cambiare idea non è semplice.
Naturalmente questo carattere assume tutto un altro peso quando, al posto del balcone di casa e delle passeggiate nel quartiere, Kira si ritrova davanti a qualcosa che non dovrebbe esistere.
È quello che accade in Kira e il regno magico.
Tutto comincia in un modo che per lei non potrebbe essere più normale: si addormenta al sole. Al risveglio, però, il balcone non c’è più.
Non c’è casa, non c’è il quartiere e soprattutto non c’è Giuseppe.
Intorno a lei si apre un luogo completamente sconosciuto, con colline sospese nel cielo, creature mai viste, strani personaggi e biscotti capaci di volare.
C’è persino un Re dei Piccioni.
Quest’ultimo, conoscendo Kira, rappresenta già un problema personale.
Portarla in un mondo fantastico mi ha dato una libertà che nei primi libri non avevo cercato. Posso metterla davanti a situazioni impossibili, inventare luoghi, leggende e personaggi, lasciando però che sia il suo carattere a decidere come affrontarli.
Quando scrivo Kira non penso a un’eroina che sa sempre cosa fare.
Può avere paura. Può sbagliare. Può capire una situazione completamente al contrario e comportarsi di conseguenza. A volte è prudente, altre volte la curiosità arriva prima della prudenza.
Ed è proprio lì che spesso comincia l’avventura.
Anche nei libri destinati ai lettori più giovani non ho quindi bisogno di inventare una nuova Kira. Mi basta prendere quella che conosco e domandarmi cosa farebbe se, invece di trovarsi davanti al solito piccione sul balcone, si trovasse davanti a qualcosa che non ha mai visto.
Le copertine raccontano questo cambiamento a modo loro. La Kira reale lascia spazio alla sua versione cartoon, circondata dai personaggi e dai luoghi dell’avventura che sta per vivere.
Dentro il libro, invece, a guidare tutto continua a essere la sua voce, il suo carattere e quel modo particolare di interpretare ciò che le succede.
Per questo considero i libri parte dello stesso mondo, anche quando sono molto diversi tra loro.
Nei primi posso partire da una mattina sul balcone, da una persona conosciuta o da un ricordo.
Negli altri posso aprire una porta su un regno che non esiste.
Kira può entrare in entrambi senza smettere di essere se stessa.
Scopri le storie di Kira
Nei Libri di Kira puoi conoscerla nella vita di tutti i giorni, ritrovarla attraverso i suoi ricordi e seguirla quando le sue avventure la portano molto più lontano da casa.
Cambiano le storie e cambiano i mondi in cui si muove. Kira, invece, continua a fare quello che ha sempre fatto: osservare tutto, ficcare il naso dove può e non rinunciare alla speranza di prendere, prima o poi, almeno un piccione.
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